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Anita Righetti

La cultura contadina da il nome alle cose, semplicemente e senza fronzoli. Chiamare le cose con il loro nome fuori da ogni ipocrisia permette di valutare l’uomo e le sue azioni e dargli la giusta collocazione per cui ognuno sta al suo posto con soddisfazione propria e altrui perché non si creano situazioni usurpate. 

Chi sa fare qualcosa si vede immediatamente e nessuno può vantarsi di quello che non sa fare: se si carica male un carro i covoni cadranno e se si pota male un albero non fiorirà e le parole non basteranno a dire il contrario. Le diverse capacità e i diversi livelli di bravura trovano rispondenza anche nella valutazione dei comportamenti umani dove non c’è giudizio per l’azione ma c’è giudizio e severo per ipocrisie e millantato credito.

Dignità come rispetto di sé e dell’altro è il pilastro su cui poggia tutto il mondo contadino e il concetto di “creanza” si applica in primis ai rapporti familiari in secundis ai rapporti sociali ma ancora prima si applica a sé stessi nel “vivere con dignità” per cui ogni scelta diversa è soggetta a pesanti considerazioni critiche le cui sfumature, in alcuni casi anche molto sottili, sono colte come al solito dall’intelligenza di chi guarda. Come ogni cosa umana è soggetta agli eccessi in un senso o in altro.

LE SENTENZE

La cunfidenze è patrone della mal creanze  
La confidenza è padrone della mal creanza, del comportamento inopportuno

La sentenza è difficile da cogliere nelle traduzione italiana perché il termine dialettale ha valore semantico completamente diverso da quello italiano. Il termine cunfidenze intende il varcare il confine dello spazio altrui anche se ci si sente autorizzati. 

La sensibilità soggettiva e il controllo delle proprie emozioni mette al riparo dalla cunfidenze col conuige, col figlio e anche con l’amico, figurarsi con altre figure quali un suocero o un datore di lavoro, anche una difesa non richiesta diventa una cunfidenze inopportuna.

I sparagne moijeme dentro a lu llette e stà chi si li gode arrete a la fratte 
Io risparmio mia moglie nella comodità del letto e c’è chi si gode il suo corpo tra i rovi

L’attenzione all’altro può indurre ad un eccesso di considerazione e a tenere a freno l’attività sessuale alla luce di giornate di duro lavoro dove la fatica fisica pesa. 

La sentenza racconta l’eccesso della “creanza” nei confronti del coniuge, la mancata valutazione dei bisogni erotici dell’altro, la mancata cura del desiderio che spinge l’altro a soddisfarli anche in condizioni disagiate come può esserlo una parete di rovi. 

La metafora è che non ha capito niente di quello che andava fatto e detta dall’interessato è un’ammissione di incapacità di valutazione e giudizio. 

Te li corna gne li ciammaiche
Ha le corna come le lumache

Come alle lumache di terra le corna si vedono solo in alcune condizioni. In molti casi per quieto vivere si lascia correre, i fatti restano tali però aldilà dell’accettazione. La sentenza indica che la persona subisce un tradimento non palese e non conosciuto da tutti magari anche a sua insaputa, ma magari fa solo finta di non sapere per non affrontare il problema.   

Te na cesta di ciammaiche ncoccie  
Porta una cesta di lumache sulla testa

Le lumache quando stanno tutte insieme esibiscono le corna per sentire cosa accade e la sentenza vuol significare che la persona è piena di corna. Le corna nel sentire comune indicano una persona tradita, ma questa sentenza come tutte le altre ha più livelli di significato. 

Indica una realtà oggettiva, che è quella di un tradimento coniugale ripetuto, e un livello di metafora dove il tradimento non deve essere necessariamente consumato, ma investe la sfera dei comportamenti nel vestire provocante, nel parlare ammiccante, nel porgersi all’altro con atteggiamenti equivoci che nella cultura contadina è molto, molto esecrabile, ben oltre l’atto consumato che in alcuni casi può anche essere perdonato. 

La “creanza” dei comportamenti femminili di fronte alle sollecitazioni “screanzate” dei maschi si riassume in maniera magistrale nella mano di Mila che tira il fazzoletto a coprirsi il viso mentre altera passa oltre nel quadro di Francesco Paolo Michetti “La figlia di Iorio”.

Nghi li corna ciarvote lu fene 
Con le corna ci gira il fieno al posto della forca

Questa sentenza è secca e definitiva: la persona oggetto del tradimento non solo accetta la sua condizione ma la usa anche a suo favore all’occorrenza. Denuncia uno stato di mancanza di dignità e di degrado. E’ una sentenza micidiale.