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Saverio Occhiuto

Una volta nel calcio c'era il numero 12, il portiere di riserva, quello che il campionato lo vedeva sempre dalla panchina. Perché il portiere titolare non si infortuna quasi mai e raramente viene sostituito per ragioni tattiche nel corso della partita.

Insomma, uno spettatore passivo, come tanti che nella vita aspettano l'occasione giusta per finire sotto i riflettori o per prendere al volo uno di quei treni che passano una volta sola, magari proprio quando ti eri distratto un attimo per raccogliere la borraccia da terra.

Adesso il numero 12 non c'è più. Dietro le maglie dei calciatori è cambiato tutto: via la rigida gerarchia aritmetica di una volta (1-2-3...) per dare vita all'anarchia dei numeri. Per non parlare di quello che c'è sotto le maglie: più tatuaggi che affreschi nella Cappella Sistina.

Così, anche nella vita è cambiato tutto. Di stare a guardare il campionato dalla panchina non ha più voglia nessuno. Si scalpita, si sgomita, dalle file alle poste a quelle davanti gli uffici dei dirigenti Rai, pur di passare avanti.

Si usano i social come specchietti per le allodole e il silicone come richiamo per la preda da spennare.

Non si comprano più i giornali, perché restando tutto il giorno a testa in giù sul tuo smartphone hai già il mondo in tasca.

E chi se ne frega come sono state riportate le notizie: un'autobomba al mercato di Mogadiscio fa sempre lo stesso rumore e le stesse vittime, comunque la racconti. Un pezzo dell'inviato del Corriere o il link postato dal vicino di casa sono la stessa cosa.

Si corre a mille, c'è fretta di arrivare, poco tempo per la riflessione e l'approfondimento in un mondo dove il numero 12 vede il 13 lì a un passo da lui (il numero della fortuna) e non ha alcuna intenzione di aspettare.

Vedrai, diceva una volta l'allenatore al portiere di riserva, prima o poi verrà la tua occasione. La risposta era quasi sempre un: grazie mister, continuerò a fare del mio meglio.

Oggi l'allenatore si beccherebbe un sorrisetto indisponente e un grande vaffa...appena varcata la porta dello spogliatoio. Anche a telecamere accese e senza quella manina ipocrita a coprire il labiale.